Segnalibri con piccola descrizione delle spezie utilizzati in occasione del gioco “Che spezia sei?”.
Mini guida sulle spezie
Mini guida sulle spezie curata dalla nostra iscritta Anna Valentino.
L’Irpinia di Marta
Sabato 10 aprile 2010, alle ore 17.00, l’associazione satya-yuga in collaborazione con l’associazione della terza età – università irpina del tempo libero – è lieta di presentare il nuovo libro di Paola E. Silano “L’Irpinia di Marta” ed. Delta 3. Sarà presente l’autrice.
La presentazione avverrà presso la sede dell’associazione della terza età, in via O. Preziosi 8, Avellino.
Kititi, na fisi, na simba
Niente paura non è uno scioglilingua, è solo il titolo della prima fiaba che pubblichiamo nella sezione Materiali/racconti. La fiaba in lingua swahili è stata tradotta da Marisa Barile a partire dal testo in lingua inglese. In allegato al documento sono presenti le immagini del testo originale in lingua swahili.
Prossimamente saranno resi disponibili altri scritti sempre con la doppia opzione lingua italiana/lingua originale.
Kititi, na fisi, na simba (swahili)
La lepre, la Iena e il Leone
(traduzione dall’inglese a cura di Marisa Barile)
C’erano una volta un leone, una iena e un leone che si incontrarono un giorno per consultarsi. Loro volevano andare al paese per preparare e coltivare un giardino. Così, andarono in paese e seminarono il campo con ogni pianta che si potesse poi mangiare, ritornarono alle loro dimore e aspettarono.
Quando arrivò il tempo che le piante erano ben mature per essere mangiate, si dissero:
“Andiamo al campo e vediamo come stanno le nostre piante.”
Il campo era davvero molto, molto lontano; così, la lepre disse ai suoi compagni:
“Mentre andiamo al campo, non fermiamoci lungo il tragitto. Chiunque si fermi verrà mangiato dagli altri.” E i suoi compagni furono tutti d’accordo con quello che aveva detto la loro compagna lepre.
Così si misero in viaggio e quando furono per la strada, la lepre si fermò. I suoi compagni dissero:
“La lepre si è fermata, dobbiamo mangiarla!”
Ma la lepre rispose:
“ Beh, stavo pensando.”
E i suoi compagni le chiesero:
“A cosa pensavi?”
E lei rispose:
“Pensavo a quelle due pietre, la grande e la piccola; la piccola non va su, né la grande va giù.”
E i suoi compagni concordarono:
“Queste sì che sono parole vere!”
E continuarono il loro cammino. Un po’ più avanti, la lepre si fermò di nuovo. E i suoi compagni dissero:
“La lepre si è fermata, dobbiamo mangiarla.”
Ma la lepre disse:
“Beh, stavo pensando.”
I suoi compagni chiesero:
“A cosa pensavi?”
E la lepre rispose:
“Pensavo a questo: quando le persone indossano abiti nuovi, dove vanno a finire quelli vecchi?”
E i suoi compagni concordarono:
“Queste sì che sono parole vere!”
E ripresero il loro cammino. Un po’ più avanti, anche la iena si fermò. E i suoi compagni dissero:
“La iena si è fermata, dobbiamo mangiarla.”
E la iena rispose:
“Beh, stavo pensando.”
E i suoi compagni le chiesero:
“A cosa pensavi?”
E lei rispose:
“In verità, non pensavo proprio nulla.”
Così, i suoi compagni presero la iena e la mangiarono.
Restarono così soltanto la lepre e il leone e continuarono il loro viaggio.
Quando furono un po’ più avanti, videro un posto dove c’era una piccola caverna. La lepre si fermò. E il leone disse:
“Lepre, ti sei fermata e ti devo mangiare.”
La lepre disse:
“Beh, stavo pensando.”
Il leone le chiese:
“A cosa pensavi?”
E lei rispose:
“Pensavo a quella caverna; anticamente i nostri antenati usavano entrare di qui ed uscire dall’altro lato, ed io potrei provare ad entrare di qui ed uscire dall’altro lato, come i nostri antenati.”
E così fece. Entrò e uscì dalla caverna molte volte come aveva detto, seguendo l’usanza degli antenati.
E disse al leone:
“Vecchio compare leone, provaci anche tu ad entrare e uscire come i nostri antenati.”
E il leone andò. Entrò nella caverna, ma ad un certo punto si rese conto di essere bloccato: era talmente grosso per una caverna così piccola che non riusciva ad andare né avanti né indietro. La lepre salì sul dorso del leone e cominciò a mangiarlo. Quando ebbe finito con il dorso, il leone disse:
“Fratello, continua a mangiarmi davanti.”
Ma la lepre, furba, rispose:
“Non posso venire a mangiarti lì davanti, i miei occhi ne hanno vergogna.”
E la lepre continuò il suo viaggio lasciando il leone lì; prese così il campo e lo tenne tutto per sé.
In allegato il testo originale in lingua swahili
La lepre, la Iena e il Leone
C’erano una volta un leone, una iena e un leone che si incontrarono un giorno per consultarsi. Loro volevano andare al paese per preparare e coltivare un giardino. Così, andarono in paese e seminarono il campo con ogni pianta che si potesse poi mangiare, ritornarono alle loro dimore e aspettarono.
Quando arrivò il tempo che le piante erano ben mature per essere mangiate, si dissero:
“Andiamo al campo e vediamo come stanno le nostre piante.”
Il campo era davvero molto, molto lontano; così, la lepre disse ai suoi compagni:
“Mentre andiamo al campo, non fermiamoci lungo il tragitto. Chiunque si fermi verrà mangiato dagli altri.” E i suoi compagni furono tutti d’accordo con quello che aveva detto la loro compagna lepre.
Così si misero in viaggio e quando furono per la strada, la lepre si fermò. I suoi compagni dissero:
“La lepre si è fermata, dobbiamo mangiarla!”
Ma la lepre rispose:
“ Beh, stavo pensando.”
E i suoi compagni le chiesero:
“A cosa pensavi?”
E lei rispose:
“Pensavo a quelle due pietre, la grande e la piccola; la piccola non va su, né la grande va giù.”
E i suoi compagni concordarono:
“Queste sì che sono parole vere!”
E continuarono il loro cammino. Un po’ più avanti, la lepre si fermò di nuovo. E i suoi compagni dissero:
“La lepre si è fermata, dobbiamo mangiarla.”
Ma la lepre disse:
“Beh, stavo pensando.”
I suoi compagni chiesero:
“A cosa pensavi?”
E la lepre rispose:
“Pensavo a questo: quando le persone indossano abiti nuovi, dove vanno a finire quelli vecchi?”
E i suoi compagni concordarono:
“Queste sì che sono parole vere!”
E ripresero il loro cammino. Un po’ più avanti, anche la iena si fermò. E i suoi compagni dissero:
“La iena si è fermata, dobbiamo mangiarla.”
E la iena rispose:
“Beh, stavo pensando.”
E i suoi compagni le chiesero:
“A cosa pensavi?”
E lei rispose:
“In verità, non pensavo proprio nulla.”
Così, i suoi compagni presero la iena e la mangiarono.
Restarono così soltanto la lepre e il leone e continuarono il loro viaggio.
Quando furono un po’ più avanti, videro un posto dove c’era una piccola caverna. La lepre si fermò. E il leone disse:
“Lepre, ti sei fermata e ti devo mangiare.”
La lepre disse:
“Beh, stavo pensando.”
Il leone le chiese:
“A cosa pensavi?”
E lei rispose:
“Pensavo a quella caverna; anticamente i nostri antenati usavano entrare di qui ed uscire dall’altro lato, ed io potrei provare ad entrare di qui ed uscire dall’altro lato, come i nostri antenati.”
E così fece. Entrò e uscì dalla caverna molte volte come aveva detto, seguendo l’usanza degli antenati.
E disse al leone:
“Vecchio compare leone, provaci anche tu ad entrare e uscire come i nostri antenati.”
E il leone andò. Entrò nella caverna, ma ad un certo punto si rese conto di essere bloccato: era talmente grosso per una caverna così piccola che non riusciva ad andare né avanti né indietro. La lepre salì sul dorso del leone e cominciò a mangiarlo. Quando ebbe finito con il dorso, il leone disse:
“Fratello, continua a mangiarmi davanti.”
Ma la lepre, furba, rispose:
“Non posso venire a mangiarti lì davanti, i miei occhi ne hanno vergogna.”
E la lepre continuò il suo viaggio lasciando il leone lì; prese così il campo e lo tenne tutto per sé.