Solstizio d’estate

Un video ed una serie di foto del secondo evento di satya-yuga della serata del 25 giugno 2010 nell’ambito della manifestazione “Note di bosco, notte di note” tenutasi a Castello di Forino: “Solstizio d’estate“.

Il video amatoriale rappresenta la parte conclusiva dell’evento.

httpv://www.youtube.com/watch?v=gRhCp5-BGWM

Riportiamo di seguito il testo integrale della performance (proprio in quanto testo integrale è intervallato dalle indicazioni per la sua rappresentazione)

SOLSTIZIO D’ESTATE

Tra il frinire di solari cicale e il canto lunare dei grilli, il Sole e la Luna nel giorno del solstizio d’estate celebrano le loro nozze, così da sprigionare e spargere la propria energia nell’opulenza dei frutti. Al solstizio d’estate, tempo sacro nelle tradizioni precristiane, si è sovrapposta la natività di S. Giovanni Battista; la religiosità popolare ha così stratificato credenze e usanze pagane e cristiane, di cui noi ora cogliamo qualche frammento.

Il Battista è colui che accompagna gli esseri nella caverna cosmica, mette in comunicazione il visibile con l’invisibile, cosicché i riti connessi alla sua festa hanno la funzione di proteggere il creato; è questo il senso dei falò accesi in cima alle colline, delle processioni per i campi con le torce accese, delle ruote infuocate fatte ruzzolare giù per i pendii. I fuochi, appunto simboli del sole solstiziale, cacciano i demoni e le streghe, e prevengono le malattie.

Qui in Irpinia, la notte di S. Giovanni, una ragazza che vuole conoscere il suo destino in amore taglia un cardo e ne bruciacchia tre volte il fiore, poi lo mette in acqua all’aria aperta. Se il giorno dopo all’alba sarà rifiorito, lei presto troverà l’amore.


Adesso voglio parlarvi  di un albero: il Noce.

Io Noce 

Imparipennate le foglie

in amenti penduli i fiori

smanioso io di suscitarli

smaniosi loro di procreare

frutti a drupa avvolti in malli verdi

attorno a endocarpi legnosi

che stringono gherigli oleosi

con cotiledoni lobati

mammellonati.

Io noce d’alto fusto

a chioma ombrosa

pronto a regalare oli, semi, legni scuri,

medicamenti fini.

Io noce dicono capace

di proteggere gli umani da chi induce

a seguire altre aspirazioni,

di spronare gli esitanti a fare.

Ma ora sono io a soccombere

grazie a bui veleni umani:

dalla terra, dall’aria, dall’acqua

respiro solo orrore.

Attonita la natura guarda

l’irrefrenabile degrado,

i vecchi e nuovi dei,

dell’utero il prolasso.

Io noce vecchio di pazienza

stanco di acquiescenza

lascio i bei giorni, la pioggia, il vento,

le vibrazioni del firmamento

ma lascio pure le ranfie rapaci

di persone mendaci,

lascio il destino amaro

a chi così lo crea.

Midollo sughero xilema

corteccia scorza floema

cambio e fellogeno

ormai si accartocciano

non hanno più ossigeno.

 


All’alba del 24 giugno in Irpinia si raccolgono le ventiquattro noci che serviranno a preparare un liquore/panacea: il nocino. Se queste noci non sono raccolte all’alba, ma quando il sole è già all’orizzonte, non avranno più l’effetto benefico della “manna”, la guazza che cade proprio in quel giorno prima che albeggi; è poi bene ricordare che non si deve mai dormire sotto un noce, altrimenti verrà un forte mal di testa  risolvibile solo se si strappano dall’albero tre o quattro foglie.

Ma non è  finita qua, la storia è appena incominciata.

Sulla notte di San Giovanni aleggia la presenza inquietante delle streghe e dei demoni che volano nel cielo; notte di passaggio, di sospensione, che solo il sorgere del Sole concluderà nel segno della liberazione dal male.

Le striges dei Romani, donne trasformate per magia in uccelli assetati di sangue, con la testa grossa, il becco e gli artigli da rapaci e le piume chiare, nel Medioevo assumono volto e fattezze umane, vecchie laide e repellenti, pericolose per bambini, uomini e bestiame.

Luogo di convegno delle streghe nel giorno del solstizio estivo era il maestoso “Noce di Benevento”, dove si svolgeva un leggendario Sabba, di longobarda memoria.

PERFORMANCE:

Le streghe si avvicinano e si raggruppano, quindi urlando: STRIX

Capo strega:

Ovunque silenzio,

solo lo scrocco di foglie secche

matura nei capelli delle donne,

questa notte è nostra

notte di pipistrelli e gufi

sotto l’albero delle amate noci.

Ogni strega compie gesti e ripete a lungo una vocale diversa A/E/I/O/U + bla, ble, bli, blo, blu

Spalmiamoci d’unguento

 

Le altre streghe si spalmano e urlano: STRIX

E domani è  San Giovanni,

fratel caro, è San Giovanni.

Su la Plaia me ne vo’ gire,

per vedere il capo mozzo

dentro il sole,

all’apparire,

per veder nel piatto d’oro

tutto il sangue ribollire.

(G. D’Annunzio)

Streghe, compiendo gesti: A/E/I/O/U+ bla, ble, bli, blo, blu

Capo strega:

Unguentu, unguentu

mandame alla noce

de Benevento

supra acqua et supra a vento

et supra ad omne maltempo.

Streghe, a serpentone: Sott’acqua e sotto viento, sott’a lu noce ri Beneviento.

Capo strega: Balliamo

In cerchio, tutte:

Abballa abballa Giuseppe

jemmo sei e mo’ sim’a sette.

Si mi ni jesco

ra rint’a sti botte

n’ghiesce cchiù

Giusepp’a la notte.

Streghe: A/E/I/O/U+ bla, ble, bli, blo, blu

Capo strega: Il Sole!

Tutte si dileguano urlando: STRIX

(La poesia Io Noce è di Paola E. Silano)

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